Irpinia, viaggio (senza Gps) tra le città itineranti che dai terremoti insegnano a rialzarci

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Quando ho capito davvero che c’è  sempre “vento forte tra Lacedonia e Candela” non sapevo in quale angolo d’Italia meraviglioso mi stavo per infilare. Quando siete proprio a Lacedonia, appena varcato il confine campano lasciando solo idealmente la Puglia alle spalle, provate a prenderla quell’uscita di autostrada, si aprirà un mondo nel mondo, un angolo d’Italia che tutti conosciamo troppo poco. Evidentemente anche il mio navigatore, che per ogni mia visita in zona, mi ha regalato una strada diversa. Fidatevi dei cartelli, ve lo assicuro, qui gps e 3G possono riposare e forse un po’ anche noi.

Seguendo per Aquilonia, siamo nell’avellinese, la strada si fa in salita, ogni tornante svoltato è una botta di verde tagliato dal sole che filtra tra le nuvole. Il vento c’è sempre. E se non ci accorge di lui stando in macchina, lo si vede per forza: è una delle zone della penisola con la più altra concentrazione di pale eoliche. Si può anche storcere il naso, rimbrottare per il paesaggio naturale inevitabilmente segnato, ma quei tralicci danno il primo segno che penso di aver colto sulla voglia di riscatto che ha chi vive quelle onde di erba e cielo che chiamiamo Irpinia.

Volendo trovare un pretesto per visitare più precisamente l’Irpinia orientale, in estate ci sarà il Festival delle Città itineranti. Cinque giornalisti, più il sottoscritto, nei primi di maggio hanno toccato con mano il fascino di una terra e della sua gente, turbolenta e accogliente. I loro racconti sono su Fanpage, Il Tempo, la Repubblica e presto su Vogue. La storia delle città itineranti tra Aquilonia, Bisaccia, Monteverde e Lacedonia è quella di un territorio da secoli abituato a rialzarsi, a ripartire, a spostarsi senza mollare. Nella storia fatta di prevaricazioni, ma anche di storiche ribellioni, ho personalmente ritrovato quel cercavo in un Sud che a giorni alterni mi abbatte, ignavo e passivo, abituato ad accontentarsi. L’Irpinia che ho cominciato a conoscere io – e che spero di non smettere mai di approfondire – ha tanto da insegnare, parecchio da offrire per il corpo e per la mente, moltissimo per lo spirito curioso che dovremmo scatenare in ognuno di noi.

Giovanni Ruggiero

Giornalista fresco negli -enta, pugliese, si è laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Bari con una tesi in storia del giornalismo online italiano. Ha dato vita a giornali locali, cartacei e online, come lospiraglio.it e sudestnews.it attivi nel sud est barese. Va a caccia di iniziative digitali nate al Sud, da quegli animi tormentati che non smettono mai di avere il sole dentro il cuore. E' praticante all'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino, ma dal Sud non si è mai separato.

One comment

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    Crono

    23 Giugno 2014 - 14:52

    Quale segno danno i tralicci?! Il primo segno che penso di aver colto sulla voglia di riscatto?
    O i segni delle eco-mafie?

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