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L’arsenale che spaventa lo Stato

Un arsenale composto da dieci kalashnikov, due mitragliette e cinque pistole è stato trovato dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria all’interno di un’auto guidata da un incensurato fermata nella piana di Gioia Tauro. Secondo il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, le armi avrebbero potuto essere utilizzate per un attentato a un obiettivo istituzionale.

La scoperta delle armi è stata fatta durante un normale controllo operato dalla Guardia di Finanza. Erano nel bagagliaio di una vettura controllata a Rizziconi. Il conducente è stato arrestato e gli investigatori stanno indagando su di lui per accertare eventuali contatti con esponenti delle cosche di ‘ndrangheta del reggino. “Le notizie che arrivano dalla Calabria ci spingono a stringerci attorno a magistrati e forze dell’ordine che stanno presidiando un territorio fortemente conteso dalla criminalità organizzata” afferma Davide Mattiello, deputato Pd e componente della Commissione Antimafia. “La reazione dello Stato – prosegue Mattiello – dipende anche dalla capacità di tutelare le persone che decidono di collaborare, tanto i testimoni di giustizia, quanto i collaboratori. Ma c’è una terza categoria di soggetti che va tutelata: le persone che, pur non avendo elementi da conferire alla magistratura, desiderano uscire da certi contesti sociali-criminali perché vogliono cambiare vita. È importante che anche queste persone sentano lo Stato accanto“. “Auspico che il Ministro Alfano – dice ancora il deputato del Pd – insista in questa direzione. Sono tante le cose da fare con urgenza: per esempio ad oggi non risulta che siano state riassegnate le deleghe sulla pubblica sicurezza al vice ministro, che ha il compito di presiedere la Commissione centrale“.

L’allarme lanciato da Cafiero De Raho, procuratore di Reggio Calabria, e da Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, in merito al ritrovamento di un pericoloso arsenale a disposizione della ‘ndrangheta, non deve lasciare indifferenti le nostre istituzioni” si legge in una nota della Cgil nazionale. ”Dal 2010 in poi – prosegue la nota – sono stati diversi gli attentati diretti a colpire rappresentanti delle Istituzioni e del mondo economico in Calabria, territorio troppo spesso lasciato solo dalle Istituzioni centrali. La Calabria, come tutti i territori che hanno visto in questi mesi numerosi fatti di sangue, meritano più attenzione e iniziative volte a testimoniare vicinanza e solidarietà con i fatti e non solo con le parole. Per questo siamo convinti, a maggior ragione per la fase di incertezza istituzionale che vive il territorio calabrese, che debba essere incrementato il presidio del territorio: garantire uomini, mezzi e risorse agli operatori di pubblica sicurezza, ai presidi di prossimità e al lavoro della magistratura, è imprescindibile se vogliamo arrestare la spirale di violenza in cui molti territori del nostro paese stanno sprofondando. Per questo ci sembra inopportuno ridimensionare le risorse a disposizione della Dia, come anche continuare a proporre discussioni improvvisate sulla riorganizzazione dei presidi di sicurezza e giustizia”.

De Raho e Roberticonclude la Cgilhanno chiesto un Comitato di ordine pubblico e sicurezza, con l’obiettivo individuare le diverse criticità che il territorio calabrese presenta e per assicurare un intervento dello Stato che sia tempestivo e efficace, pensiamo sia indispensabile costruire già dalle prossime ore una risposta sul terreno istituzionale e della reazione civile e democratica, per questo la Cgil continuerà a sostenere il lavoro della Magistratura e della forze dell’ordine, teso all’affermazione della legalità contro tutte le mafie’‘.


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