Sud, Pil sempre peggio da 25 anni ma fare meglio si può: l’analisi di Confcommercio

  • Per l’ufficio studi di Confcommercio la quota del Pil del Sud sul totale nazionale è diminuita dal 24% al 22%
  • In questo periodo circa un milione di giovani ha lasciato il Mezzogiorno per cercare lavoro
  • Recovery Plan e turismo possono contribuire al rilancio

E’ una notizia che non stupisce ma quando i numeri lo sanciscono c’è sempre da riflettere: in 25 anni il Pil del Mezzogiorno è stato col freno a mano tirato tanto da aver diminuito il suo apporto all’economia nazionale: mentre nel 1995 il prodotto interno lordo del Sud valeva il 24% del totale nazionale mentre nel 2019 la quota è scesa al 22%. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio studi di Confcommercio.

Parallelamente l’occupazione ne ha risentito anche se a “mitigare” l’effetto è stata la diminuzione della popolazione residente, soprattutto di giovani che si sono trasferiti altrove: ben 1,5 milioni in questi 25 anni in totale, di cui un milione di giovani.

Turismo e Recovery Pan via d’uscita dalla crisi

“La fotografia dell’Ufficio Studi non è certamente consolante – si legge sul sito di Confcommercio – però all’orizzonte ci sono delle possibilità che il Sud può cogliere per tentare una ripartenza. Il Recovery plan e il Piano Sud 2030 metteranno a disposizione risorse di una certa entità e sono due i principali canali sui quali puntare: il turismo, da sempre sottoutilizzato anche per una forte carenza di infrastrutture che negli anni non ha permesso di intercettare il grande flusso di turisti stranieri e la transizione ecologica, quel New Green Deal che l’Europa ha messo al centro dei propri progetti e che nel Mezzogiorno, può diventare una carta vincente.

Investimenti importanti ma attenzione al “come”

Il direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella, ha commentato alcuni dati emersi dall’analisi. “Come abbiamo visto, saranno importanti gli investimenti che verranno fatti nei prossimi anni ma non bisogna fare l’errore di pensare che vi sia una sorta di automatismo tra risorse spese e soluzione dei problemi. Soprattutto considerando che in passato proprio la modalità di spesa ha creato più problemi che altro”. Tra le strade possibili per rilanciare l’economia meridionale c’è anche quella della politica fiscale: il governo Conte stava pensando ad un pacchetto di sgravi fiscali per il Sud con un abbattimento del 30% dei contributi previdenziali a carico delle imprese. Secondo Bella però, “la priorità va data alle infrastrutture, è necessario prima di tutto rimuovere il gap di contesto nel quale si trovano le regioni del Sud rispetto al resto d’Italia”.

La troppa burocrazia e l’illegalità diffusa continuano ad essere degli ostacoli

Ovviamente non basta intervenire sulle infrastrutture per rendere il Mezzogiorno attraente anche per eventuali capitali stranirei. “La troppa burocrazia e l’illegalità diffusa – ha osservato Bella – continuano ad essere degli ostacoli molto grossi sulla strada delle multinazionali che vogliono venire ad investire al Sud”. Il direttore dell’Ufficio Studi ha poi sottolineato l’importanza del turismo e dei servizi alle persone ed alle imprese come “fattori” di rinascita: “Bellezze naturali, percorsi culturali e clima favorevole devono consentire alle regioni meridionali di partecipare al processo di costruzione di ricchezza attraverso il turismo”.


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