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A Taranto c’è un deposito di rifiuti radioattivi
22 Gen 2015 06:11

A Taranto c’è un deposito di rifiuti radioattivi.

Un deposito che doveva essere temporaneo e che invece è ancora lì da anni.

E attende – per ora invano – di essere bonificato.

E’ il sito Cemerad, nel comune di Statte a Taranto.

Dentro ci sono quasi 17.000 fusti, 16.724 per la precisione: di questi 3.344 contengono rifiuti radioattivi mentre nei rimanenti 13.380 i rifiuti sono decaduti.

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, in Aula a Montecitorio rispondendo a un’interrogazione parlamentare, offre un quadro della vicenda, che “il ministero segue con attenzione”.

Nel frattempo – racconta la Gazzetta del Mezzogiorno – il presidente della commissione Ecomafie, Alessandro Bratti, mette in evidenza “l’urgenza” della questione chiamando in causa anche il premier Matteo Renzi: “In qualità di presidente della commissione Ecomafie ho scritto al presidente del consiglio: questa è una situazione da risolvere non in breve ma in brevissimo tempo, per non dire dopo ‘l’avevamo dettò”. Inoltre Bratti, parlando di “situazione serissima”, ricorda che il deposito si trova a soli 15 km dall’Ilva.

Galletti fa riferimento ad una informativa della prefettura di Taranto del primo ottobre 2014. E tra l’altro fa presente che il comando provinciale dei Vigili del fuoco stanno predisponendo “il Piano di emergenza ”da attuare in caso di incidenti al deposito. Il ministro riferisce anche che per “il capo della Protezione civile la soluzione definitiva del problema deve trovare opportuna copertura finanziaria nelle risorse ordinarie della regione Puglia e delle altre amministrazioni locali interessate”.

Tre anni fa era intervenuta anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che aveva fatto un sopralluogo. La società di riferimento, la Cemerad srl, è fallita nel 2005. Operava nella raccolta di rifiuti radioattivi da applicazioni medico-industriali. Da oltre dieci anni il deposito è sotto sequestro preventivo con affidamento in custodia giudiziaria all’assessore all’ecologia del comune di Statte.

Ora, sono due le soluzioni – spiega il quotidiano – che si stanno studiando, così come dice Galletti richiamando una relazione che il comune di Statte ha inviato alla prefettura: la prima calcola in 5.125.000 di euro i costi per “l’ipotesi di caratterizzazione dei fusti in loco e successivo smaltimento dei rifiuti speciali non radioattivi”; l’altra paral di “9.024.600 di euro” per “l’allontanamento di tutti i fusti per la successiva caratterizzazione e avvio allo smaltimento”.

Un’ipotesi, quest’ultima, spiega il ministro, che “risulterebbe attuabile solo mediante ricorso a procedure di urgenza”.


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