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South Working, la storia di Castelbuono sbarca sul Financial Times

  • Un articolo del Financial Times sul South Working di Castelbuono
  • Il giornale finanziario fa anche una’analisi del mercato del lavoro italiano
  • In evidenza il fatto che la pandemia ha fermato l’emorragia di cervelli del Sud

Il South working inizia a incuriosire anche fuori dai confini nazionali. Il Financial Times, storico giornale finanziario del Regno Unito e uno dei più antichi e autorevoli al mondo, ha dedicato, infatti, un articolo sul south working raccontando la storia di Mario Mirabile e del suo ritorno a Castelbuono (Palermo) in periodo di pandemia.

L’esperienza di Mario Mirabile e il ritorno a Castelbuono

“Nel 2014, come molti giovani italiani del Mezzogiorno povero italiano, Mario Mirabile è emigrato nel nord più ricco senza alcuna intenzione di tornare. Ma quando il 26enne siciliano ha avuto l’opportunità di trasferire il suo lavoro di consulente nella sua città natale, ha terminato il contratto di locazione, ha fatto le valigie e ha comprato un biglietto di sola andata da Bologna a Palermo”, scrive il Financial Times.

Il giornale racconta l’esperienza di questo gruppo di professionisti dell’Italia meridionale che ha cambiato i paradigmi di lavoro, cercando di invertire la fuga di cervelli. E, ovviamente, racconta l’inziativa dell’associazione South Working per promuovere il lavoro a distanza nelle aree rurali meridionali.

L’emigrazione verso il Nord e l’estero

“Si stima – scrive il Financial Times – che nell’ultimo decennio più di 1 milione di persone si siano spostate dal Mezzogiorno al nord” e contemporaneamente circa 900.000 italiani si sono trasferiti all’estero, molti dei quali sono giovani del Sud. “Di conseguenza, la popolazione dell’Italia meridionale è diminuita di oltre il 3 per cento tra il 2014 e il 2020, mentre è rimasta stabile nel più ricco nord-est. L’impatto economico è aggravato dal fatto che i migranti meridionali tendono ad essere più istruiti: nel 2019, più del 40% di coloro che hanno più di 25 anni e si sono stabiliti nel nord possedeva almeno un diploma universitario, mentre questo era circa uno su tre degli italiani che si trasferiscono all’estero”.

Gli effetti della pandemia e il south working

Ma la pandemia ha frenato questa tendenza decennale: “Tra marzo e dicembre 2020, quando erano in vigore la maggior parte delle restrizioni Covid-19, la migrazione netta sud-nord si è quasi dimezzata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso periodo, il numero degli italiani meridionali che hanno lasciato il Paese è diminuito di oltre un terzo”.


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